lunedì 8 novembre 2010

Recensione Ristorante "Il luogo di Aimo e Nadia" a Milano

Ho deciso qualche anno fa, che andrò a mangiare in tutti i migliori ristoranti d'Italia (e del mondo, se avanzerà tempo) e poichè la maggior parte di questi ha il difetto di costare moltissimo, me ne posso permettere uno o due all' anno.
Sabato scorso, è stata la volta del Luogo di Aimo e Nadia , luogo che oramai appartiene alla mitologia della ristorazione milanese ed italiana.
Abbiamo prenotato alle 16 del pomeriggio, o meglio, abbiamo provato a prenotare, perchè sulle prime non c'era posto e solo dopo un secondo tentativo, un'ora più tardi abbiamo ottenuto l'agognato desco.
Il ristorante è a due passi dalla fermata MM Primaticcio, al 6 di via Montecuccoli, in un anonimo palazzo di periferia, nobilitato dalle opere d'arte che giganteggiano, coloratissime, sulle pareti esterne.
All' interno, l'ambiente è elegante ma senza strafare, anzi. Non ci sono tavoli e sedie abbigliati come in altri grandi ristoranti ma "solo" ordine e -ovviamente - pulizia.
Il personale è gentilissimo e molto premuroso e dopo esserci sistemati, ci viene proposto un aperitivo.
Vai con l'aperitivo dunque! Ci viene servito uno spumante davvero buonissimo, accompagnato da due cannoli ripieni di acciughe e capperi deliziosi, nonchè un crostino con un patè di olive eccezionale.
Poi, dalla cucina arriva l'antipastino omaggio che è davvero squisito. Una purea di zucca con burrata pugliese, aceto balsamico e mandorle. Goduria.
Nel frattempo Aimo, che si sofferma placido presso tutti i tavoli, venuto a conoscenza della lucchesità di Antonella, ci dedica un pò di tempo raccontandoci la storia di alcune delle vivande che sceglie e che serve nel suo ristorante, tra cui l' olio che ci fa assaggiare con il pane fatto da loro ed il prosciuttino affumicato che fa arrivare da un amico al confine con la slovenia.
Abbiamo scelto il menù degustazione ed è il momento dell' antipasto vero e proprio. Accompagnati da un superbo bianco dell' Alto Adige: Scamponi tiepidi, scottati in infuso di verbena e menta, con fagioli bianchi di Controne con olio di olive cerasuola. Splendidi. Sarà difficile mangiare uno scampone "da battaglia" dopo aver mangiato questi.
Come primo, abbiamo chiesto una variazione sul menù. Visto che c'era il tartufo bianco e che volevamo proprio mangiarlo, perchè non approfittarne? E così, tagliolini al tartufo. Lacrime di felicità ed espressione ebete di pace e amore con il cosmo, mentre ci veniva servito un altro calice di bianco di borgogna.
Stesso vino che ci accompagnava nell' assalto ai funghi porcini fritti. Buonissimi.
Per il secondo piatto, scamone di vitellone Fassone farcito con prugne e pinoli di san Rossore in leggera panure alle erbe e agrumi, nuovo calice di Rosso delle Langhe.
Ah! lo scamone... che bontà inenarrabile, un piacere che trascende il semplice appagare del gusto.
Io che mi commuovo facile, ho messo a dura prova il mio contegno.
A questo punto, già discretamente appagato, arriva una piccola degustazione di formaggi italiani con mostarda di anguria. Buoni ma niente di indimenticabile.
Il pre dessert invece, è una granita di mela, sedano e rafano. Davvero buona ed originale.
Nuovo calice di recioto della Valpolicella e finalmente il dessert: Viola con ganache al cioccolato Sur del Lago, sorbetto al vin brulèe e salsa di uva fragola. Buono, buono davvero.
A questo punto, appagati e soddisfatti, abbiamo gettato la spugna, abbiamo rinunciato al caffè.
Ma attenzione, non ai dolcetti che ci sono comunque stati proposti ed ai quali, non abbiamo saputo resistere. Deliziosi anche questi.

Che dire?
Una serata splendida dedicata al culto del buon cibo e della buon cucina. Un culto amministrato dal "sacerdote" Aimo con sapienza e amore.
E di fronte a tanta bontà, il fedele felice, sorvola su alcune distrazioni del servizio e giustifica un conto che per pudore non voglio rivelare ma che è davvero una cifra elevatissima.
Il  prezzo di una esperienza unica. Vale la pena?
Potendo, una volta nella vita, sì.

lunedì 7 giugno 2010

La caccia al tesoro di Montalbano


Andrea Camilleri ci regala l' ennesimo appuntamento con le avventure del commissario Montalbano e come è tradizione, mi precipito ad acquistare il librettino nero di Sellerio. Sfoglio le prima pagine con apprensione, perchè nelle ultime uscite, Salvuzzo nostro mi era sembrato eccessivamente amaro, cupo, avviato a grandi passi verso un solitario declino fisico ed intellettuale. Mi rattristava un pò, lo confesso.
Invece, in questa che è una delle sue storie più truci, una delle storie dove l'esplorazione della follia umana e del suo lato oscuro scandagliano più in profondità, Salvo torna ad essere ironico e a tratti divertente.
Intendiamoci, l'età di mezzo si fa piena per il nostro Montalbano, ma i conti con la sventura di invecchiare, sono alleggeriti da alcune situazioni davvero esilaranti e sopratutto da uno sfondo di speranza che illumina tutto il racconto.
La storia non è la meglio congegnata, tanto è vero che ben prima della metà del racconto avevo di persona personalmente ipotizzato la soluzione del caso (detto tra noi, anche considerando la mia personale perspicacia, è grave...), tuttavia si lascia leggere con facilità e - benchè il mistero appaia in realtà di facile soluzione - avvince il giusto.
Si legge in due sere, una per i più ghiotti, ed è consigliato anche sotto l' ombrellone.
Non un capolavoro ma godibile ed in ultima analisi, rassicurante.

giovedì 8 aprile 2010

Famiglia Italia, entrate, uscite ed economia domestica

Intendiamoci, non che voglia emulare Alan Friedman, ma questa sera mi sono trovato a discutere della situazione economica italiana con un anonimo sostenitore dell' utilizzatore finale più famoso d'Italia e questa discussione mi ha imposto di fare qualche ricerca in internet per meglio capire la situazione.
Ebbene, secondo il verbo del ricrinito Presidente, l'Italia è tra i Paesi meglio messi di fronte alla crisi e la sua economia non desta alcuna preoccupazione.
A conforto della tesi, l' anonimo sostenitore, mostrava un ritaglio di giornale (anzi, del Giornale) a bella posta conservato che mostrava per l' Italia un rapporto Deficit vs PIL per il 2009 pari al 5,2%, inferiore a quello di molti altri Paesi europei. Giubilo! Sollazzo! Da godere come ricci e spendere tutto fino all' ultimo centesimo!
Io però, confesso di non avere alcuna fiducia nell' attuale governo (e molta poca anche in quelli che lo hanno preceduto) e sommando questa sfiducia con la certezza dell' imperversare degli sprechi e del malaffare in tutto il settore pubblico italiano, fatico non poco a collocare l' Italia tra i Paesi meglio messi economicamente.
Allora sono andato a leggermi gli indicatori di disavanzo e mi sono fatto qualche ragionamento.
Semplificando e paragonando l'economia di una Nazione al bilancio familiare, il PIL (Prodotto Interno Lordo) è la somma di tutte le ricchezze prodotte in un anno. Per la nostra famiglia Italia, diremo che è la somma degli stipendi di mamma e papà.
Ogni famiglia si sa, ogni anno deve affrontare delle spese, e quando queste spese superano le entrate, questo disavanzo si chiama deficit pubblico. Ecco:durante il 2009 la famiglia Italia ha prodotto/guadagnato 100.000€ e ne ha spesi 105.200€.
Questo in se non sembra un problema così drammatico, sopratutto in un periodo in cui il PIL si contrae moltissimo (-5% nel 2009 appunto!) e dove lo stato spende molto anche per le conseguenti accresciute spese sociali (cassa integrazione/mobilità/sussidi di disoccupazione ecc.).
Insomma, la famiglia Italia ha avuto un'annata difficile e ha chiesto un finanziamentuccio. Capirai!
Il problema, come tutti coloro che hanno mai chiesto mutui sanno, è che per avere dei finanziamenti occorre avere una situazione economica che garantisca a chi li eroga di rientrare del grano (a meno di non vivere fino a qualche anno fa negli States, ma questo è un altro discorso..).
Ad esempio, nessuno ti da un mutuo se già ne hai acceso un altro.
Ed allora andiamo a vedere il conto in banca della famiglia Italia. Scopriamo un dato impressionante, uno dei più alti al mondo. La nostra famiglia, la quale ogni anno genera un deficit, e quindi un debito, ha accumulato negli anni un debito complessivo pari al 115% del PIL.
In pratica, guadagnando 100.000€ l' anno, ne spende 105.200€ pur avendone già altri 115.000€ di debito.
Ebbene, questa è una situazione molto preoccupante, anche perchè al di là dei numeri (nella realtà parliamo di 1.761.191 MLN di €!) siamo uno degli stati più indebitati del mondo, come noi solo il Giappone, l'Egitto ed un altro stato sudafricano il cui nome per protesta non mi do la pena di cercare...
Sono gli stati indicati in nero nella cartina riportata sotto, i quali presentano un debito pubblico superiore al 100% del PIL. Siamo i più neri di tutti...
Insomma, una famiglia di brave persone ma che ogni anno spende più di quello che guadagna e che ha accumulato un debito che di questo passo difficilmente riuscirà a pagare.
Chi continuerebbe a prestare soldi ad una famiglia così? Insomma, c'è poco da stare allegri e molto da pensare. Ad esempio, a cosa vorrà rinunciare la nostra famiglia Italia, quando ci sarà da rientrare sul debito? Salute? Scuola? Pensioni?

domenica 28 febbraio 2010

Codice:Genesi, ovvero l' Apocalisse lenta

Un pigro pomeriggio domenicale può trasformarsi in un subdolo complice di scelte infelici. E proprio per questo, ci siamo presentati al cinema acquistando due biglietti per l' ultima fatica di Denzel Washington, il film post-apocalittico Codice Genesi dei fratelli Hughes.
La storia, è un road-movie che si svolge trenta inverni dopo la guerra nucleare che ha reso la terra desertica e quasi disabitata. Il nostro è Eli, un curioso errante, che nel suo viaggio verso ovest, si fa strada eminando tutti i bruti che affollano il suo cammino. Un pò come Kenshiro, silensioso e implacabile combattente, sembra afflitto dal suo destino di guerriero.
Insomma, Eli è in viaggio da trent'anni in un mondo pericoloso e non si sa perchè. Anzi, dopo una quarantina di minuti, che cominciano a pesare come i sei lustri di viaggio di Denzel, si comincia a capire. Una voce del suo inconscio gli ha chiesto di incamminarsi e portare il libro che egli custodisce e che legge ogni giorno, in un luogo dove questo libro potrà essere utile per un nuovo inizio. Il libro, non credo di svelare nessun arcano, è la Bibbia, l'ultima copia rimasta e che non è stata bruciata dai sopravvissuti dopo l' olocausto della guerra nucleare.
Sulla sua strada, anch'egli alla ricerca del libro per via del suo potenziale di controllo sulle (ipotetiche) masse, anche il cattivo del film, Gary Oldman. Inevitabile lo scontro ed ovviamente non vi racconterò il risultato.
Tutto il film è girato (non conosco il nome della tecnica) con i colori appena accennati, quasi in bianco e nero e questo contribuisce a rendere ancor più claustrofobico lo svolgersi della trama.
Il montaggio delle scene poi, alterna scontri dal ritmo incalzante (stile Hong Kong) a momenti lentissimi e dalle inquadrature autocompiaciute (stile cinema d'autore tedesco) e questo lo confesso, rischia di mandare in confusione un'anima semplice come la mia. Confusione che si trasforma poi in rancorosa sonnolenza, che genera post come questo di sincero sconsiglio alla visione.
Forse c'è più di una citazione per quei film western anni 60/70, un pò psichedelici un pò spaghetti-western, che visti oggi strappano un sorriso e fanno dire: "ma guarda questi, che coraggio" ma a mio modesto avviso, questo non basta a rendere godibile la proiezione.
Film lento e senza un perchè. Con Washington e Oldman si poteva fare molto meglio.

giovedì 18 febbraio 2010

Altai, Il ritorno di Wu Ming

Torna Wu Ming, il collettivo di scrittori bolognesi balzato agli onori della cronaca con il caso letterario del 1999, il romanzo storico "Q", ambientato nella Germania della Riforma. E lo fa ambientando questa nuova storia nello stesso periodo, il XVI secolo, che avevano già esplorato nel loro fortunato esordio.
Altai è un romanzo che racconta della guerra di Cipro che vide contrapposta la Repubblica di Venezia e l' Impero ottomano del sultano Selim II. Questo conflitto è visto però da una prospettiva terza, e vale a dire quella degli ebrei che all' epoca trovavano ospitalità dal Sultano (e che naturalmente, venivano cacciati o perseguitati dalle altre potenze).
I protagonisti, Youssef Nasi ed Emanuele De Zante sono infatti due giudei dalle storie molto diverse. Ricco, colto e da sempre dedito alla causa della sua gente, il primo, dedica la propria esistenza alla ricerca di una terra promessa per il proprio popolo.
Il secondo invece, ha un passato da convertito cristiano e di sgherro della Serenissima. Il tradimento subito da parte di un alto funzonario veneziano ne ha fatto un fuggitivo, ed Youssef Nasi, che lo ha richiamato ad Istambul, lo riporterà alle sue radici culturali e ne farà il suo braccio destro.
La guerra di Cipro dicevo. Nasi finanzia generosamente l' impresa del Sultano ed ottiene di diventare Re di quella terra nel momento in cui essa verrà conquistata. Conta di farne la nuova Sion, un luogo dove accogliere il popolo ebraico e chiunque al mondo subisca discriminazioni. Si assiste così alle manovre di palazzo, al nascere di sogni di libertà, alle brutture della guerra ed alle delusioni della Storia.
E' un libro impegnativo ma si legge bene, il tema è interessante e la prospettiva dicevo, originale. Insomma un bel ritorno dopo la parziale eclisse di Manituana (giudizio sommario, è che non riesco a leggere oltre pagina 40...).
Insomma, "Q" resta ineguagliato ma lo consiglio.
La pagina ufficiale di Wu Ming foundation per saperne di più.
La recensione sul Corriere del Veneto, per ovvi motivi particolarmente interessato.
Un grazie a Max Saudade per avermelo suggerito.

sabato 13 febbraio 2010

L'eroe borghese Giorgio Ambrosoli ed il canone RAI

Dopo una lunga giornata di lavoro mi accingevo a tornare a casa e a spalmarmi, inerme sul divano. Però, avvicinandomi a casa, mi ricordavo che gli amici di Base Democratica, avevano organizzato un incontro con Umberto Ambrosoli, avvocato penalista e figlio dell' avvocato Giorgio, commissario liquidatore della Banca Privata di Michele Sindona, assassinato da un killer, l' 11 luglio del '79.
Avevo già visto alla televisione una intervista ad Ambrosoli in occasione della presentazione del suo libro "Qualunque cosa succeda", dove raccontava della vicenda del padre e dell' insegnamento che egli ha tratto dal suo comportamento integerrimo.
Insomma, la formazione "Ambrosoli - Senso Civico" ha battuto l' agguerritissima concorrente "Divano-Birrozzo" e mi sono dirottato così sulla biblioteca comunale, prestata per l' occasione a questo incontro dibattito.
Poichè la drammatica vicenda di Giorgio Ambrosoli, è piuttosto lontana nel tempo, oltrechè mai abbastanza citata, occorre fare una rapida sintesi di chi era, cosa ha fatto e perchè è stato ucciso, ad uso dei più giovani e dei più pigri.
Come accennato, il nostro fu incaricato nel '75 di liquidare questa Banca Privata, in fallimento perchè utilizzata da Sindona per effettuare una serie di maneggi per lo più illegali. Ambrosoli svolse il suo compito con competenza ed integrità, di fatto solo contro tutti, giacchè il Sindona, contiguo alla mafia, si permetteva tutte queste disinvolture amministrative anche foraggiando i partiti politici. E così pagò con la vita la propria ostinata opposizione a qualsasi accomodamento che potesse rimettere in sella il reo Sindona e scaricare sulla collettività il costo delle sue malefatte.
Ambrosoli fu un un eroe borghese. Un uomo "comune" che intese il proprio ruolo con senso del dovere e della responsabilità.
Il figlio Umberto, bambino all' epoca dei fatti ed oggi avvocato penalista, fa il giro di scuole, istituzioni ed associazioni culturali per raccontare la storia del padre, per spiegare la formidabile normalità di ciò che ha fatto e per farci riflettere sui diversi livelli di responsabilità che gravano nel caso di atti criminali come questi, perpetrati contro servitori dello Stato.
Con una serenità, un ottimismo ed un equilibrio che io per me stesso posso immaginare solo parlando di badminton o di terriccio per la coltivazione dei cactus (è difficile mantenere la calma, raccontando delle responsabilità dell' omicidio di tuo padre), Umberto spiega che se la prima responsabilità dell' omicido del padre riguarda ovviamente gli assassini veri e propri, un secondo livello è a carico dei soggetti politici, delle istituzioni e dei gruppi imprenditoriali che colludono con questi delinquenti o che semplicemente ci fanno affari. O che, per viltà, tacciono pur avendo l' obbligo morale, se non istituzionale, di denunciarli.
Vabbè, facile fino a qui. Gli assassini sono assassini, sui politici si è detto di tutto ed i grandi imprenditori...bè, meglio soprassedere.
Ma Umberto, con un sorriso entusiasta quasi naif, va avanti ed assegna un altro livello di responsabilità, quello forse più rilevante, e con esso trasmette il suo più grande insegnamento. Parla della responsabilità della società nel suo complesso, una società che rende "accettabile" un omicidio come quello dell' avvocato Ambrosoli, o come quelli di Carlo Alberto Dalla Chiesa e di molti altri, troppi, eroi comuni. Lo rende possibile con il suo silenzio, con la propria passiva accettazione di ogni sopruso o imposizione. Lo rende possibile perchè di per sè non ritiene la legalità un valore assoluto ed imprescindibile, facendo passare così un funzionario integro e zelante come un marziano perfino un pò fastidioso. Sacrificabile.
Una società che non si indigna per la sfrontatezza dei potenti. Una società che non si interroga, che non ragiona con la propria testa sui fatti che accadono e che riguardano tutti.
Una società, in particolare quella italiana, che vive immersa in uno strato di furbizie e quotidiani elusioni della legalità. Come si può pensare che questa società esprima vertici migliori di se stessa? E se leggendo queste righe, qualcuno penserà che io stia esagerando, lo invito a fare il conto di quanti suoi amici si vantano di non pagare il canone Rai, la gabella più odiosa è vero, ma proprio per questo il banco di prova più attendibile. Sei uno che segue le regole, oppure sei di quelli che sceglie quali tasse pagare e che se possibile non le paga? Il canone Rai potrà rivelarti molto di te, di quale governo meriti e di quanta responsabilità hai su certe tragedie. Di quanto simile sei a certi personaggi che fanno e disfano leggi a seconda della propria convenienza.

La parte in corsivo riguarda mie personali considerazioni e di sicuro non riflette il pensiero di Umberto Ambrosoli. Forse.

giovedì 11 febbraio 2010

Recensioni in pillole per il video noleggio (o per la scanalata SKY)

Ecco una serie di suggerimenti brevi per godere di bei film o più probabilmente per evitarsi boiate tremende.

Tropic Thunder (Film Azione 2008, Ben Stiller)
Per gli orfani di Derek Zoolander, ma proprio quelli integralisti, è uscito nel 2008 questo film d'azione, dalla comicità esasperatamente surreale, così surreale che si ride assai raramente. Per seguaci acritici.

District Nine (Film Fantascienza Azione 2009)
Geniale? Sconcertante? Non convenzionale? Inaspettato? Futuro oggetto di venerazione? Boiata galattica?
Ci sono pellicole che possono fare uno o più di questi effetti insieme e District Nine si presta a diverse chiavi di lettura. Vale la pena di cercarne una che interessi. Da vedere.


Barbarossa (Film Storico 2009, Rutger Hauer)
Il tentativo, drammaticamente patetico di rappresentare uno dei personaggi più affascinanti del MedioEvo. Attori pessimi, dialoghi peggio che banali, scene girate in esagerata economia (spero) che restituiscono effetti grotteschi. Inguardabile.

Segnali dal futuro (Film Thriller 2009, Nicolas Cage)
La storia ricorda quella de "La biblioteca dei morti" best seller in libreria senza particolari meriti. Nicolone nostro ciondola con la sua espressione bovina senza aggiungere molto pathos al (preteso) thriller fantascientifico. Se lo noleggia un amico...

La ragazza che giocava con il fuoco (Film Noir 2009)
E' il secondo episodio della trasposizione cinematografica della celeberrima saga Millennium. Il secondo libro secondo me è il più bello, ma questo film mi è parso peggio del primo. La protagonista (sublime nel libro) non si fa ricordare. Affatto.

L' Era glaciale 3 (Film d'animazione 2009)
Il primo Era glaciale era splendido. Il secondo bellissimo e questo terzo episodio delle avventure del bradipo Sid e relativa compagnia in odore di estinzione resta comunque godibile. Solo quella sensazione di sfruttamento esasperato delle gag e delle situzioni di successo mi fa pensare che nell' eventuale (inevitabile) quarto episodio, mi augurerò che lo scoiattolino muoia strozzato dalla maledetta ghianda! Per tutta la famiglia.

lunedì 25 gennaio 2010

Avatar di James Cameron

E' un gran bello spettacolo Avatar,l' ultimo film di James Cameron.


Fantascienza con sfumature fantasy, è una storia che sfrutta magistralmente i meccanismi classici del confronto tra buoni e cattivi. Come ogni prodotto del cineasta canadese, è costruito per un successo che infatti non è mancato.
Il film è costato moltissimo, con i suoi 237 milioni di dollari è la produzione più costosa della storia del cinema. Ma con il miliardo e 800 milioni che ha già raccolto, è anche il film più redditizio.
Tutti i soldi spesi per il film sono andati (oltre che agli attori ed al regista) in effetti speciali. Il film è girato infatti con una tecnica innovativa che consente una resa in 3D sbalorditiva ed è popolato di stupendi personaggi che si muovono in un mondo ancora più bello. Il pianeta Pandora.
Io non sono riuscito a trovare posto in una sala 3D e mi sono accontentato di una proiezione normale, ma debbo dire che gli effetti sono comunque eccezionali e che durante i numerosi duelli aerei, mi sono sorpreso un pò sbilanciato sulla poltrona a seguire le evoluzioni dei nostri!
La storia è inutile che ve la racconti, un pò perchè non lo faccio mai, ma anche perchè la trama è ormai rintracciabile ovunque. Però credo di non sbagliare che se affermo che nella sceneggiatura c'è un pò di Matrix ed un pò di Balla con i lupi.
Due splendidi film per l' appunto.

Insomma, non cambierà la storia del cinema come è stato detto da più parti (in fondo nella storia non c'è molto di originale) ma sicuramente da qui e per molti anni, sentiremo parlare del fantastico mondo di Pandora e dei suoi altissimi abitanti, i Na'Vi.
Per me, da vedere senza dubbio per oltre due ore di puro divertimento!

giovedì 21 gennaio 2010

La Cattedrale del Mare di Ildefonso Falcones



Ho acquistato "La cattedrale del mare" incuriosito dal grande successo commerciale riscosso. Ho atteso l' uscita dell' edizione economica (i grandi Tea) ed a quel punto, sganciando i miei 13€, me la sono portata a casa.
La Cattedrale è un racconto, anzi un vero e proprio romanzo storico, che in 640 pagine narra delle avventure della famiglia Estanyol, in origine mezzadri e servi della gleba della campagna catalana.
La storia comincia il giorno del matrimonio del giovane Bernat e si conclude con la maturità di suo figlio Arnau.
In mezzo, 64 anni di storia di Barcellona, ricchi di riferimenti storici e di accurate ricostruzioni dei luoghi e delle usanze della catalogna del XIV secolo.
Nel romanzone c'è un pò di tutto, l'ascesa, la rovina e il riscatto di una famiglia. E poi guerre, carestie, persecuzioni religiose e pestilenze. Amori, stupri e inquisizione. Il tutto all' ombra del cantiere della Chiesa del Mar, la chiesa del popolo barcellonese, in costruzione proprio durante quegli anni.
L' abilità di Ildefonso Falcones è sicuramente quella di realizzare un copione che riesce a contenere con relativa leggerezza questa ricchezza di argomenti. Il racconto è scorrevole e si legge volentieri, anzi, alla fine le pagine scivolano velocissime. Una lettura piacevole.
E poi, è una miniera di informazioni sulla vita durante il XIV secolo ed in particolare su quella di Barcellona, città che ho visitato molte volte ma della cui storia sapevo ben poco.
I moltissimi personaggi del romanzo sono una galleria variegata ed esaustiva delle figure di quel tempo (i cui caratteri tuttavia, sono trasportabili pure ai tempi nostri), pur senza brillare per spessore o originalità.
Concludendo, un libro molto interessante e che si legge gradevolmente.
Manca a mio avviso la scintilla del genio assoluto, ma è un lavoro molto ben fatto.
Senza scomodare Manzoni (c'è una peste pure qua!), chi avesse letto i Pilastri della Terra di Ken Follet, troverà molte analogie.
Per chi non lo avesse letto, onestamente, consiglierei di cominciare da quello!

lunedì 11 gennaio 2010

Emmaus di Baricco


Emmaus è l'ultimo romanzo scritto da Alessandro Baricco e prima di parlarne, occorre una premessa sull'autore torinese.
Baricco è uno scrittore che da sempre divide la critica. I suoi "sostenitori" apprezzano l'eleganza compiaciuta della prosa, nonchè l'abilità con cui affronta temi dei più disparati e originali. Insomma, per loro è un cuoco di nouvelle cousine, che serve sempre piatti raffinatissimi e deliziosi, giocando con gli ingredienti più disparati.
I suoi critici, lo percepiscono invece come un tecnico vanesio il quale confeziona con grande sapienza commerciale degli ottimi best seller, ma senza alcun valore. Insomma, i piatti di questo chef sono belli a vedersi e ben cucinati ma non sanno di nulla.
Io, sintetizzo le due tesi, pensando che sia vera la prima, ma al tempo stesso che Baricco sia un pò troppo incline ad avvicinarsi alla seconda.
Partendo da questo presupposto, parlare di Emmaus, sarà molto più facile, perchè in nessun suo racconto come in questo, c'è così tanto materiale per i sostenitori di entrambe le fazioni.
E' la storia di quattro ragazzi ancora per poco minorenni, pervasi da una profonda (?) fede cattolica.
E' il racconto di come IlSanto, Luca, Bobby e la voce narrante (il nome non viene fuori in tutto il libro), affronteranno il viaggio che li condurrà dalla quieta accettazione delle tradizioni, della fede e del cammino per loro disegnato dai genitori e dalla comunità, alla consapevolezza di loro stessi, della loro stessa esistenza e dell' avventura che essa costituisce.
Il traghettatore verso la sponda di questa consapevolezza è Andre, una ragazza bellissima, dalla classe innata e dai tratti androgini. Una ragazza segnata dal male di vivere e che corrompe tutto ciò e tutti coloro che la avvicinano. Dapprima insieme e poi ciascuno per proprio conto, i quattro amici percorreranno questo cammino, ognuno verso diverse direzioni e con diversi esiti.

E' un racconto in pieno stile Baricco, oserei definire per appassionati, dove ritroverete tutto ciò che caratterizza - in bene ed in meno bene - lo scrittore. Che dire? A me è piaciuto, ma lo confesso, sono un appassionato.

Per darvi un idea delle passioni contrastanti che scatena questo scrittore, vi linko due altre recensioni, suppongo professionali, tratte da due diversi quotidiani on-line.
Qui la recensione amica e qui quella meno amica... buon divertimento!

giovedì 7 gennaio 2010

Ristorante: Gli amici del gusto a Viareggio


Ecco un altra recensione per chi vuole mangiar bene a Lucca e in Versilia.
Gli Amici del gusto è un ristorantino, da poco più di 30 coperti disposti l'uno piuttosto vicino all' altro. E' ubicato in centro a Viareggio, in via Cavallotti al numero 45 e da fuori, a parte l' insegna, lo si riconosce (a fatica) per una sola luce del locale.
La cucina è rigorosamente di solo pesce e servendo esclusivamente il pescato del giorno, la scelta potrebbe a volte essere limitata. Poco male comunque, perchè tutti i piatti proposti sono assolutamente degni di nota.
Ma andiamo per ordine, funziona così.
Intanto, occorre prenotare con largo anticipo. I posti sono pochi e i tavoli durante la sera non ruotano, per cui avere un posto assicurato è un privilegio che va conquistato con pazienza e determinazione.
Il numero è 0584 945157. Segnatevelo e armatevi di tenacia. Una settimana fa, poco dopo capodanno, la prima sera con posti liberi era il 5 maggio (non male 4 mesi di prenotazioni eh?), per cui l' unica è insistere, sperando che qualcuno abbia nel frattempo rinunciato.
Poichè la fortuna aiuta i tenaci, vi capiterà di sentirvi rispondere che c'è un posto. Ebbene, siete pronti per la fase 2: la pappatoia.
Si comincia con antipasti ovviamente di mare, a memoria 8 portate. Cambiano spesso, proprio perchè in funzione del pescato ma noi abbiamo avuto:
-melanzane ripiene di branzino
-polpetta gamberi e cernia
-polentina con sugo ai bianchetti
-polpo e fagioli
-fagottino di radicchio ricotta e gamberi
-baccalà marinato
-cicale
- trancetto di non mi ricordo che pesce fosse...
tutti molto buoni e cucinati con maestria.
Per affogare gli antipasti, abbiamo utilizzato una prima boccia di spumante.
I primi piatti disponibili erano quattro:
-linguine con gamberoni alla catalana
-ravioli di magro con spinaci e branzino
-spaghetti freschi con le arselle
-tagliatelle con scorfano
Noi abbiamo scelto un tris di assaggi degli ultimi tre, che è significato in pratica tre piatti di primi e che hanno richiesto una seconda bottiglia di Ribolla Gialla. Ottimi tutti e tre, anzi quattro compresa la Ribolla.
Per secondo la scelta era tra:
-fritto di paranza
-fritto senza lische (totani e gamberi)
-gamberoni alla piastra.
In due abbiamo optato per il fritto senza lische (meraviglioso), mentre altri due hanno scelto i gamberoni (ottimi, ma erano solo tre a testa!).
Per i secondi, abbiamo utilizzato una bottiglia di Grecanico (un appunto, pessima scelta perchè benchè buono era più leggero del precedente) dimostrando che non c'è due senza tre.
Il tempo di finire ed assumere tutti e quattro una espressione a metà tra l' ebete ed il beato ed arrivano i dolcetti fatti in casa (buonissimi) ed il caffè (decente).
Preda ormai di visioni mistiche che richiamavano santi stiliti in digiuno sulla colonna, il patron ci invita al digestivo. Scegliamo un whisky e così ci porta davanti ad uno scaffale contenente decine di bottiglie (per la mia modesta cultura) tra le più pregiate. Chiedo un whisky torbato che non sia il Laphroigh e ci mette sul tavolo una bottiglia piena di una speciale selezione prodotta sull' isola di Islay. Ovviamente testiamo con generosità l' ottimo distillato.

Ebbene è il momento di andare, anche perchè a mezzanotte, come recita un cartello, è l'ora di andare a nanna.
Il conto, tutto compreso, è di 35 eur a testa.

Un posto raro, che merita le acrobazie necessarie per prenotare. Ottime materie prime, cucina ottima (niente invenzioni, ma solida cucina viareggina), ambiente confortevole e raccolto, cantina "intelligente" senza etichette sgargianti ma con buoni vini dal prezzo corretto ed infine conto onesto ai confini dell' ingenuo.

Magari riuscire a tornarci spesso...!

mercoledì 6 gennaio 2010

Ristorante a Lucca: Cantine Bernardini

Visto che ogni tanto per via delle mie ben note frequentazioni lucchesi, amici e semplici conoscenti mi chiedono informazioni su locali, hotel e ristoranti di Lucca e Versilia, oltre a suggerirvi questo sito ( Toscanagrandtour ) per qualsiasi indicazione di carattere generale o suggerimenti, ho pensato bene di postare qualche recensione su alcuni indirizzi che mi sentirei di consigliare.
Il primo che riporto è l' enoteca-osteria Cantine Bernardini, in via del Suffragio 7, proprio nel cuore di Lucca.
Il locale è ricavato dalle antiche cantine del palazzo Bernardini, uno dei palazzi patrizi più prestigiosi di Lucca ed è pertanto ubicato in un ambiente sotterraneo, con i soffitti a volte. Come detto si tratta di una enoteca-osteria, quindi non vi aspettate coperti habillè e posateria d'argento. E' arredato con elegante sobrietà e sui tavoli, troverete tovaglietta in cartoncino e bicchieri di cristallo, per intenderci.
Il menu propone una scelta di piatti abbastanza varia e dagli accostamenti particolarmente ben riusciti.
Per dare un idea, noi abbiamo preso come antipasti:
- flan di cipolla e crema di porcini (flan buonissimo e crema ancora migliore: accostamento squisito)
- trota salmonata su crostini di polenta (anche qui, accostamento squisito)
Come primi invece:
- maltagliati alla polenta con cavolo nero e salsiccia (sostanziosi ma davvero buoni)
- tagliatelle ai porcini con ragù di carni bianche (molto delicato)
Come secondo avrei optato per un cosciotto di coniglio ripieno al trito di pistacchio ma, uno sguardo di riprovazione mi ha indotto a rinunciare. E così, siamo passati ai dolci, a mio avviso la parte meno meritevole del pasto, con:
- ricotta al limone con crostini di mandorla all' arancio (buona ma non indimenticabile)
- tortino di castagne su crema inglese (idem come sopra)

Poichè ci siamo stati a pranzo, ci siamo limitati a due calici di rosso di Montecarlo, invero, ahimè, pessimo.
Ci siamo alzati sazi e rilassati ed abbiamo pagato 50 eur (probabilmente il conto era appena più alto, ma il proprietario è un nostro conoscente, per cui ha arrotondato in nostro favore).

Detto di Massimo, il proprietario, davvero gentile e dell' ambiente che mette a proprio agio, vale la pena assaggiare le prelibatezze offerte da questo locale. I piatti come dicevo, sono realizzati con con competenza ed ottimi ingredienti e gli accostamenti pensati con intelligenza. Proprio buoni.
I dolci non mi hano fatto impazzire e tutto sommato sono un gradino sotto il resto delle proposte.
Menzione a parte il vino. E' vero che abbiamo scelto tra le due proposte al calice, economiche ed entrambe della zona e che nella zona il prodotto buono è l' olio, però da un enoteca mi aspettavo un vino al calice migliore, fosse solo per rispetto alla bontà dei piatti.
Sicuramente, se fosse stata ora di cena ed avessi scelto una bottiglia della bella cantina, non avrei neanche questo appunto, ma tant'è.
Infine gli orari di l'apertura. Telefonate sempre per informarvi, perchè a volte apre a pranzo, altre a cena, altre ancora tutto il giorno, ma io non ho trovato un nesso che mi permetta di darvi delle indicazioni e perciò, meglio prenotare!
Per finire, alcuni dettagli da migliorare, ma sicuramente un indirizzo da consigliare.