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sabato 13 febbraio 2010

L'eroe borghese Giorgio Ambrosoli ed il canone RAI

Dopo una lunga giornata di lavoro mi accingevo a tornare a casa e a spalmarmi, inerme sul divano. Però, avvicinandomi a casa, mi ricordavo che gli amici di Base Democratica, avevano organizzato un incontro con Umberto Ambrosoli, avvocato penalista e figlio dell' avvocato Giorgio, commissario liquidatore della Banca Privata di Michele Sindona, assassinato da un killer, l' 11 luglio del '79.
Avevo già visto alla televisione una intervista ad Ambrosoli in occasione della presentazione del suo libro "Qualunque cosa succeda", dove raccontava della vicenda del padre e dell' insegnamento che egli ha tratto dal suo comportamento integerrimo.
Insomma, la formazione "Ambrosoli - Senso Civico" ha battuto l' agguerritissima concorrente "Divano-Birrozzo" e mi sono dirottato così sulla biblioteca comunale, prestata per l' occasione a questo incontro dibattito.
Poichè la drammatica vicenda di Giorgio Ambrosoli, è piuttosto lontana nel tempo, oltrechè mai abbastanza citata, occorre fare una rapida sintesi di chi era, cosa ha fatto e perchè è stato ucciso, ad uso dei più giovani e dei più pigri.
Come accennato, il nostro fu incaricato nel '75 di liquidare questa Banca Privata, in fallimento perchè utilizzata da Sindona per effettuare una serie di maneggi per lo più illegali. Ambrosoli svolse il suo compito con competenza ed integrità, di fatto solo contro tutti, giacchè il Sindona, contiguo alla mafia, si permetteva tutte queste disinvolture amministrative anche foraggiando i partiti politici. E così pagò con la vita la propria ostinata opposizione a qualsasi accomodamento che potesse rimettere in sella il reo Sindona e scaricare sulla collettività il costo delle sue malefatte.
Ambrosoli fu un un eroe borghese. Un uomo "comune" che intese il proprio ruolo con senso del dovere e della responsabilità.
Il figlio Umberto, bambino all' epoca dei fatti ed oggi avvocato penalista, fa il giro di scuole, istituzioni ed associazioni culturali per raccontare la storia del padre, per spiegare la formidabile normalità di ciò che ha fatto e per farci riflettere sui diversi livelli di responsabilità che gravano nel caso di atti criminali come questi, perpetrati contro servitori dello Stato.
Con una serenità, un ottimismo ed un equilibrio che io per me stesso posso immaginare solo parlando di badminton o di terriccio per la coltivazione dei cactus (è difficile mantenere la calma, raccontando delle responsabilità dell' omicidio di tuo padre), Umberto spiega che se la prima responsabilità dell' omicido del padre riguarda ovviamente gli assassini veri e propri, un secondo livello è a carico dei soggetti politici, delle istituzioni e dei gruppi imprenditoriali che colludono con questi delinquenti o che semplicemente ci fanno affari. O che, per viltà, tacciono pur avendo l' obbligo morale, se non istituzionale, di denunciarli.
Vabbè, facile fino a qui. Gli assassini sono assassini, sui politici si è detto di tutto ed i grandi imprenditori...bè, meglio soprassedere.
Ma Umberto, con un sorriso entusiasta quasi naif, va avanti ed assegna un altro livello di responsabilità, quello forse più rilevante, e con esso trasmette il suo più grande insegnamento. Parla della responsabilità della società nel suo complesso, una società che rende "accettabile" un omicidio come quello dell' avvocato Ambrosoli, o come quelli di Carlo Alberto Dalla Chiesa e di molti altri, troppi, eroi comuni. Lo rende possibile con il suo silenzio, con la propria passiva accettazione di ogni sopruso o imposizione. Lo rende possibile perchè di per sè non ritiene la legalità un valore assoluto ed imprescindibile, facendo passare così un funzionario integro e zelante come un marziano perfino un pò fastidioso. Sacrificabile.
Una società che non si indigna per la sfrontatezza dei potenti. Una società che non si interroga, che non ragiona con la propria testa sui fatti che accadono e che riguardano tutti.
Una società, in particolare quella italiana, che vive immersa in uno strato di furbizie e quotidiani elusioni della legalità. Come si può pensare che questa società esprima vertici migliori di se stessa? E se leggendo queste righe, qualcuno penserà che io stia esagerando, lo invito a fare il conto di quanti suoi amici si vantano di non pagare il canone Rai, la gabella più odiosa è vero, ma proprio per questo il banco di prova più attendibile. Sei uno che segue le regole, oppure sei di quelli che sceglie quali tasse pagare e che se possibile non le paga? Il canone Rai potrà rivelarti molto di te, di quale governo meriti e di quanta responsabilità hai su certe tragedie. Di quanto simile sei a certi personaggi che fanno e disfano leggi a seconda della propria convenienza.

La parte in corsivo riguarda mie personali considerazioni e di sicuro non riflette il pensiero di Umberto Ambrosoli. Forse.

sabato 24 ottobre 2009

"La mafia non esiste"... o no?

Nel Paese dove il Presidente del Consiglio si prese in casa e si avvalse dei servigi di un noto boss mafioso, non dovrebbe stupire che la malavita organizzata, mafia, camorra, stidda, sacra corona unita ecc.ecc. sia presente in tutte le sue regioni.
E in realtà, Saviano nel suo Gomorra (e chissà quanti prima di lui) lo aveva spiegato benissimo: le mafie, sono essenzialmente associazioni che perseguono fini economici, utilizzando di volta in volta il mezzo più rapido ed efficace per accumulare ricchezza. Nessuna regola, nessuno scrupolo, solo il massimo lucro.
Ed accumulando ricchezze senza le pastoie delle regole, in un contesto dove chi infrange le regole è semplicemente considerato più furbo, è chiaro che rapidamente diviene una potenza economica e (sempre nello stesso contesto) di conseguenza un interlocutore politico.
Vabbè, dov'è la novità?
Purtroppo non c'è.
Leggevo uno dei tanti volumi della Storia d'Italia di Indro Montanelli, giornalista e scrittore cui mi lega l' ammirazione per l' integrità e per la rettitudine morale, ma non certo la visione politica.
Ebbene Montanelli, raccontava nel '72 (o giù di lì) che in Sicilia non ci si è mai evoluti dalla condizione feudale, con una elite di baroni i quali governano in autonomia e per il loro esclusivo interesse, la regione. Talvolta di concerto con lo Stato, talvolta minacciandolo e talvolta ricattandolo.
Deliziosa la parte nella quale spiega che le minacce sono in genere portate con la creazione di un partito autonomista (e ce l' abbiamo!) e che lo Stato di solito risponde con la concessione di particolari guarentigie al parlamento locale o con l' erogazione di fondi speciali (è di alcuni giorni fa la notizia della Banca del Sud!) Naturalmente, chiudeva Montanelli, la gente che si lasciava infiammare dai discorsi autonomisti, non avrebbe certo usufruito di maggiori libertà, ne sopratutto visto il becco di un quattrino, poichè questi sarebbero stati intascati integralmente dai baroni.
Credetemi, è tristissimo leggere su volumi di quaranta anni fa, la storia di oggi.
Comunque, tanto per gradire e per offrivi uno strumentino almeno divertente (oltrechè inquetante), vi lascio un link che ho trovato sul blog del Comitato antimafia Milano "il link ad uno strumento elaborato (sotto la sua responsabilità) da Luca Dello Iacovo, giornalista esperto di nuove tecnologie. Si tratta di una mappa elaborata su Google che riunisce - prelevando le indicazioni dai giornali o dai libri che trattano tale argomento - tutte le localizzazioni dei clan della criminalità organizzata. L'effetto visivo è sconcertante", sopratutto per i miei amici di San Donato.