Un indirizzo enogastronomico degno di nota per chi si trova a Lucca e dintorni è Vino e Convivio. Si tratta di una fornitissima enoteca che, oltre a tante etichette di tutto il mondo, seleziona carni, salumi e formaggi con i quali offre un servizio di ristorante davvero interessante.
Il locale si trova a Coselli di Guamo, un paesino alle porte di Lucca in una zona artigianal-industriale.
Il contesto è quello che è, campagna contaminata da capannoni, lungo una strada che di giorno è piuttosto trafficata (anche da camion) e la nostra enoteca si trova in uno stabile di recente costruzione, che dall' esterno non afascina certo.
E tuttavia, lasciando l'auto nel parcheggio proprio di fronte al locale, si comincia ad intravedere qualcosa dell'interno, che lascia presagire una vera e propria oasi del gusto.
Ed infatti appena entrati (ci sono anche alcuni tavolini all'esterno, ma io ho sempre preferito sedere all' interno), ci si trova di fronte al banco della gastronomia, con salumi e formaggi in bella mostra. Lo sguardo volge poi alle innumerevoli bottiglie che "tappezzano" le pareti del locale, anzi, dei locali, visto che l'ambiente si sviluppa in diverse stanze, ciascuna ricoperta di bottiglie (confesso che a parte a bellissima scenografia, questa scelta espositiva mi lascia un poco perplesso, spero la conservazione dei vini risulti comunque ottimale).
I tavoli sono disposti in ciascuna di queste stanze e consentono quasi tutti una piacevole privacy.
Il menù è costituito da una serie di antipasti, tra i quali ricordo i prosciutti di Parma, di San Daniele, ma anche la Cecina de Leon, che è un prodotto spagnolo delizioso. E poi mozzarella di bufala di Paestum, ricotta di bufala, pappa al pomodoro, bresaola e caprino, polpettine e fiori di zucca ripieni.
Tutti questi prodotti sono preparati e serviti con la cura di chi fa questo mestiere (mestiere? Giovanni e signora sono in pensione!) per passione. Naturalmente, la carta dei vini è davvero enorme..unico difetto, la trovate alle pareti, scegliendo quà e la, l'etichetta che più vi aggrada oppure, lasciandosi guidare dalle sapienti indicazioni di Giovanni.
I primi piatti sono vari ed oltre alle classiche preparazioni (carbonara, cacio e pepe) abbiamo particolarità come la pasta al Garum, piuttosto che al caffè (che io non ho mai assaggiato).
Seguono i secondi, dove di solito abbiamo due scelte: del manzo (ottimo angus) e secreto di maialino iberico che, cito dal sito di slowFood di Siena: è un taglio di filetto, reso soave dal suo stesso grasso, peraltro quasi privo di colesterolo grazie all'alimentazione con le ghiande. Eccezionale!
A finire, dolcini semplici ma sinceri (per gli amanti del genere, ci sono anche i Dolcetti Dai Dai!), caffè e volendo, distillati di tutti i tipi.
Si trascorre una bella serata, mangiando e bevendo benissimo. Prezzo corretto per il cibo e molto conveniente per il vino.
Straconsigliato.
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lunedì 26 settembre 2011
domenica 20 marzo 2011
Osteria i Macelli di Borgo a Mozzano
Irretiti dal passaparola e confortati da alcune positive recensioni che avevamo trovato in rete, l'altra sera siamo stati a cena all' Osteria I macelli di Borgo a Mozzano (Lu). I commenti e le recensioni parlavano di una cucina semplice ma interessante, di un servizio attento e competente, di un ambiente gradevole e di prezzi che richiamano a prima dell' introduzione dell' euro. Vediamo un pò.
Giunti all' Osteria, abbiamo trovato facilmente posto nell' ampio parcheggio antistante il locale ed all' ingresso siamo subito stati accolti da uno dei due camerieri che gestiscono la sala. La sala è piacevole, l' illuminazione corretta e la temperatura giusta. Una volta seduti, ci è stata portata la lavagna a rotelle sul quale è scritto il menù e dove abbiamo potuto scegliere tra 4 o 5 proposte per portata. Nell' aria si spandeva il profumo di tartufo, per cui non ho potuto evitare di scegliere un cartoccio di formaggi con scaglie di tartufo appunto. Buono, con scaglie di tartufo dalle dimensioni molto generose. Forse non molto elegante, con la crosta del tomino che per effetto della cottura era diventata fin troppo elastica, ma tutto sommato buono. Sempre come antipasto, abbiamo poi scelto un sushi garfagnino, praticamente una tartare di carne di manzo (buona), disposta su un piatto allungato in tre diversi cilindri, uno corredato da maionese (suppongo) fatta in casa, dal sapore fresco e delicato. L'altro cilindretto, guarnito con cipolle e pera (interessante) e l' ultimo con una composta di frutti rossi e ovetti sodi di quaglia (buono anch'esso ma meno azzeccato dei primni due). Tutto sommato niente male l' antipasto, anche se avremmo gradito qualche parola di presentazione in più al momento del servizio. Come vino, abbiamo scelto una bottiglia di Pinot nero prodotto in zona dall' azienda agricola Macea. Purtroppo la prima bottiglia (del 2005, mentre sulla carta si parlava di 2007) non ci convince e ci viene sostituita con un' altra dell'annata presente sulla carta. La seconda non male.
Siamo dunque ai primi, che ci vengono recapitati con solerzia. Generose le porzioni di ravioli di castagne e risotto alla quaglia. I ravioli mi sono sembrati sgraziati, con il sapore di castagna troppo acido (!?), affogati nel sugo tutt'altro che indimenticabile (Panna? Besciamella?)e comunque troppo. Il risotto era molto saporito, con dei bei pezzi di quaglietta (buoni) ma purtroppo anche lui affogato nell' olio. Peccato, perchè con un pò più di attenzione, questo risotto avrebbe potuto essere davvero buono.
Stremati da un antipasto ed un primo comunque molto abbondanti, abbiamo deciso di passare al dessert (tutti fatti in casa), ed abbiamo scelto una crema catalana ed un budino al limoncello. Mediocri entrambi.
Infine il caffè, sorprendentemente buono, accompagnato da frollini evidentemente fatti in casa, che però sembravano non freschissimi. Intendiamoci, non male, ma se prepari i biscottini fatti in casa, si suppone che debbano essere una cosa particolarmente buona, e non semplicemente "non male".
Al momento di pagare, abbiamo lasciato sul campo 57€ che mi sembra siano la piacevole conferma dell' onestà dei prezzi del locale.
Lasciamo il ristorante con un pizzico di delusione. Le idee e la voglia di offrire qualcosa di particolarmente piacevole ci sono, il servizio è stato veloce e cordiale, i prezzi ragionevoli e tuttavia, qualche disattenzione in cucina ha reso l'esperienza tutt'altro che indimenticabile.
Sperando si sia trattato di una serata no, prometto che torneremo a verificarlo.
Giunti all' Osteria, abbiamo trovato facilmente posto nell' ampio parcheggio antistante il locale ed all' ingresso siamo subito stati accolti da uno dei due camerieri che gestiscono la sala. La sala è piacevole, l' illuminazione corretta e la temperatura giusta. Una volta seduti, ci è stata portata la lavagna a rotelle sul quale è scritto il menù e dove abbiamo potuto scegliere tra 4 o 5 proposte per portata. Nell' aria si spandeva il profumo di tartufo, per cui non ho potuto evitare di scegliere un cartoccio di formaggi con scaglie di tartufo appunto. Buono, con scaglie di tartufo dalle dimensioni molto generose. Forse non molto elegante, con la crosta del tomino che per effetto della cottura era diventata fin troppo elastica, ma tutto sommato buono. Sempre come antipasto, abbiamo poi scelto un sushi garfagnino, praticamente una tartare di carne di manzo (buona), disposta su un piatto allungato in tre diversi cilindri, uno corredato da maionese (suppongo) fatta in casa, dal sapore fresco e delicato. L'altro cilindretto, guarnito con cipolle e pera (interessante) e l' ultimo con una composta di frutti rossi e ovetti sodi di quaglia (buono anch'esso ma meno azzeccato dei primni due). Tutto sommato niente male l' antipasto, anche se avremmo gradito qualche parola di presentazione in più al momento del servizio. Come vino, abbiamo scelto una bottiglia di Pinot nero prodotto in zona dall' azienda agricola Macea. Purtroppo la prima bottiglia (del 2005, mentre sulla carta si parlava di 2007) non ci convince e ci viene sostituita con un' altra dell'annata presente sulla carta. La seconda non male.
Siamo dunque ai primi, che ci vengono recapitati con solerzia. Generose le porzioni di ravioli di castagne e risotto alla quaglia. I ravioli mi sono sembrati sgraziati, con il sapore di castagna troppo acido (!?), affogati nel sugo tutt'altro che indimenticabile (Panna? Besciamella?)e comunque troppo. Il risotto era molto saporito, con dei bei pezzi di quaglietta (buoni) ma purtroppo anche lui affogato nell' olio. Peccato, perchè con un pò più di attenzione, questo risotto avrebbe potuto essere davvero buono.
Stremati da un antipasto ed un primo comunque molto abbondanti, abbiamo deciso di passare al dessert (tutti fatti in casa), ed abbiamo scelto una crema catalana ed un budino al limoncello. Mediocri entrambi.
Infine il caffè, sorprendentemente buono, accompagnato da frollini evidentemente fatti in casa, che però sembravano non freschissimi. Intendiamoci, non male, ma se prepari i biscottini fatti in casa, si suppone che debbano essere una cosa particolarmente buona, e non semplicemente "non male".
Al momento di pagare, abbiamo lasciato sul campo 57€ che mi sembra siano la piacevole conferma dell' onestà dei prezzi del locale.
Lasciamo il ristorante con un pizzico di delusione. Le idee e la voglia di offrire qualcosa di particolarmente piacevole ci sono, il servizio è stato veloce e cordiale, i prezzi ragionevoli e tuttavia, qualche disattenzione in cucina ha reso l'esperienza tutt'altro che indimenticabile.
Sperando si sia trattato di una serata no, prometto che torneremo a verificarlo.
lunedì 8 novembre 2010
Recensione Ristorante "Il luogo di Aimo e Nadia" a Milano
Ho deciso qualche anno fa, che andrò a mangiare in tutti i migliori ristoranti d'Italia (e del mondo, se avanzerà tempo) e poichè la maggior parte di questi ha il difetto di costare moltissimo, me ne posso permettere uno o due all' anno.
Sabato scorso, è stata la volta del Luogo di Aimo e Nadia , luogo che oramai appartiene alla mitologia della ristorazione milanese ed italiana.
Abbiamo prenotato alle 16 del pomeriggio, o meglio, abbiamo provato a prenotare, perchè sulle prime non c'era posto e solo dopo un secondo tentativo, un'ora più tardi abbiamo ottenuto l'agognato desco.
Il ristorante è a due passi dalla fermata MM Primaticcio, al 6 di via Montecuccoli, in un anonimo palazzo di periferia, nobilitato dalle opere d'arte che giganteggiano, coloratissime, sulle pareti esterne.
All' interno, l'ambiente è elegante ma senza strafare, anzi. Non ci sono tavoli e sedie abbigliati come in altri grandi ristoranti ma "solo" ordine e -ovviamente - pulizia.
Il personale è gentilissimo e molto premuroso e dopo esserci sistemati, ci viene proposto un aperitivo.
Vai con l'aperitivo dunque! Ci viene servito uno spumante davvero buonissimo, accompagnato da due cannoli ripieni di acciughe e capperi deliziosi, nonchè un crostino con un patè di olive eccezionale.
Poi, dalla cucina arriva l'antipastino omaggio che è davvero squisito. Una purea di zucca con burrata pugliese, aceto balsamico e mandorle. Goduria.
Nel frattempo Aimo, che si sofferma placido presso tutti i tavoli, venuto a conoscenza della lucchesità di Antonella, ci dedica un pò di tempo raccontandoci la storia di alcune delle vivande che sceglie e che serve nel suo ristorante, tra cui l' olio che ci fa assaggiare con il pane fatto da loro ed il prosciuttino affumicato che fa arrivare da un amico al confine con la slovenia.
Abbiamo scelto il menù degustazione ed è il momento dell' antipasto vero e proprio. Accompagnati da un superbo bianco dell' Alto Adige: Scamponi tiepidi, scottati in infuso di verbena e menta, con fagioli bianchi di Controne con olio di olive cerasuola. Splendidi. Sarà difficile mangiare uno scampone "da battaglia" dopo aver mangiato questi.
Come primo, abbiamo chiesto una variazione sul menù. Visto che c'era il tartufo bianco e che volevamo proprio mangiarlo, perchè non approfittarne? E così, tagliolini al tartufo. Lacrime di felicità ed espressione ebete di pace e amore con il cosmo, mentre ci veniva servito un altro calice di bianco di borgogna.
Stesso vino che ci accompagnava nell' assalto ai funghi porcini fritti. Buonissimi.
Per il secondo piatto, scamone di vitellone Fassone farcito con prugne e pinoli di san Rossore in leggera panure alle erbe e agrumi, nuovo calice di Rosso delle Langhe.
Ah! lo scamone... che bontà inenarrabile, un piacere che trascende il semplice appagare del gusto.
Io che mi commuovo facile, ho messo a dura prova il mio contegno.
A questo punto, già discretamente appagato, arriva una piccola degustazione di formaggi italiani con mostarda di anguria. Buoni ma niente di indimenticabile.
Il pre dessert invece, è una granita di mela, sedano e rafano. Davvero buona ed originale.
Nuovo calice di recioto della Valpolicella e finalmente il dessert: Viola con ganache al cioccolato Sur del Lago, sorbetto al vin brulèe e salsa di uva fragola. Buono, buono davvero.
A questo punto, appagati e soddisfatti, abbiamo gettato la spugna, abbiamo rinunciato al caffè.
Ma attenzione, non ai dolcetti che ci sono comunque stati proposti ed ai quali, non abbiamo saputo resistere. Deliziosi anche questi.
Che dire?
Una serata splendida dedicata al culto del buon cibo e della buon cucina. Un culto amministrato dal "sacerdote" Aimo con sapienza e amore.
E di fronte a tanta bontà, il fedele felice, sorvola su alcune distrazioni del servizio e giustifica un conto che per pudore non voglio rivelare ma che è davvero una cifra elevatissima.
Il prezzo di una esperienza unica. Vale la pena?
Potendo, una volta nella vita, sì.
Sabato scorso, è stata la volta del Luogo di Aimo e Nadia , luogo che oramai appartiene alla mitologia della ristorazione milanese ed italiana.
Abbiamo prenotato alle 16 del pomeriggio, o meglio, abbiamo provato a prenotare, perchè sulle prime non c'era posto e solo dopo un secondo tentativo, un'ora più tardi abbiamo ottenuto l'agognato desco.
Il ristorante è a due passi dalla fermata MM Primaticcio, al 6 di via Montecuccoli, in un anonimo palazzo di periferia, nobilitato dalle opere d'arte che giganteggiano, coloratissime, sulle pareti esterne.
All' interno, l'ambiente è elegante ma senza strafare, anzi. Non ci sono tavoli e sedie abbigliati come in altri grandi ristoranti ma "solo" ordine e -ovviamente - pulizia.
Il personale è gentilissimo e molto premuroso e dopo esserci sistemati, ci viene proposto un aperitivo.
Vai con l'aperitivo dunque! Ci viene servito uno spumante davvero buonissimo, accompagnato da due cannoli ripieni di acciughe e capperi deliziosi, nonchè un crostino con un patè di olive eccezionale.
Poi, dalla cucina arriva l'antipastino omaggio che è davvero squisito. Una purea di zucca con burrata pugliese, aceto balsamico e mandorle. Goduria.
Nel frattempo Aimo, che si sofferma placido presso tutti i tavoli, venuto a conoscenza della lucchesità di Antonella, ci dedica un pò di tempo raccontandoci la storia di alcune delle vivande che sceglie e che serve nel suo ristorante, tra cui l' olio che ci fa assaggiare con il pane fatto da loro ed il prosciuttino affumicato che fa arrivare da un amico al confine con la slovenia.
Abbiamo scelto il menù degustazione ed è il momento dell' antipasto vero e proprio. Accompagnati da un superbo bianco dell' Alto Adige: Scamponi tiepidi, scottati in infuso di verbena e menta, con fagioli bianchi di Controne con olio di olive cerasuola. Splendidi. Sarà difficile mangiare uno scampone "da battaglia" dopo aver mangiato questi.
Come primo, abbiamo chiesto una variazione sul menù. Visto che c'era il tartufo bianco e che volevamo proprio mangiarlo, perchè non approfittarne? E così, tagliolini al tartufo. Lacrime di felicità ed espressione ebete di pace e amore con il cosmo, mentre ci veniva servito un altro calice di bianco di borgogna.
Stesso vino che ci accompagnava nell' assalto ai funghi porcini fritti. Buonissimi.
Per il secondo piatto, scamone di vitellone Fassone farcito con prugne e pinoli di san Rossore in leggera panure alle erbe e agrumi, nuovo calice di Rosso delle Langhe.
Ah! lo scamone... che bontà inenarrabile, un piacere che trascende il semplice appagare del gusto.
Io che mi commuovo facile, ho messo a dura prova il mio contegno.
A questo punto, già discretamente appagato, arriva una piccola degustazione di formaggi italiani con mostarda di anguria. Buoni ma niente di indimenticabile.
Il pre dessert invece, è una granita di mela, sedano e rafano. Davvero buona ed originale.
Nuovo calice di recioto della Valpolicella e finalmente il dessert: Viola con ganache al cioccolato Sur del Lago, sorbetto al vin brulèe e salsa di uva fragola. Buono, buono davvero.
A questo punto, appagati e soddisfatti, abbiamo gettato la spugna, abbiamo rinunciato al caffè.
Ma attenzione, non ai dolcetti che ci sono comunque stati proposti ed ai quali, non abbiamo saputo resistere. Deliziosi anche questi.
Che dire?
Una serata splendida dedicata al culto del buon cibo e della buon cucina. Un culto amministrato dal "sacerdote" Aimo con sapienza e amore.
E di fronte a tanta bontà, il fedele felice, sorvola su alcune distrazioni del servizio e giustifica un conto che per pudore non voglio rivelare ma che è davvero una cifra elevatissima.
Il prezzo di una esperienza unica. Vale la pena?
Potendo, una volta nella vita, sì.
giovedì 7 gennaio 2010
Ristorante: Gli amici del gusto a Viareggio
Ecco un altra recensione per chi vuole mangiar bene a Lucca e in Versilia.
Gli Amici del gusto è un ristorantino, da poco più di 30 coperti disposti l'uno piuttosto vicino all' altro. E' ubicato in centro a Viareggio, in via Cavallotti al numero 45 e da fuori, a parte l' insegna, lo si riconosce (a fatica) per una sola luce del locale.
La cucina è rigorosamente di solo pesce e servendo esclusivamente il pescato del giorno, la scelta potrebbe a volte essere limitata. Poco male comunque, perchè tutti i piatti proposti sono assolutamente degni di nota.
Ma andiamo per ordine, funziona così.
Intanto, occorre prenotare con largo anticipo. I posti sono pochi e i tavoli durante la sera non ruotano, per cui avere un posto assicurato è un privilegio che va conquistato con pazienza e determinazione.
Il numero è 0584 945157. Segnatevelo e armatevi di tenacia. Una settimana fa, poco dopo capodanno, la prima sera con posti liberi era il 5 maggio (non male 4 mesi di prenotazioni eh?), per cui l' unica è insistere, sperando che qualcuno abbia nel frattempo rinunciato.
Poichè la fortuna aiuta i tenaci, vi capiterà di sentirvi rispondere che c'è un posto. Ebbene, siete pronti per la fase 2: la pappatoia.
Si comincia con antipasti ovviamente di mare, a memoria 8 portate. Cambiano spesso, proprio perchè in funzione del pescato ma noi abbiamo avuto:
-melanzane ripiene di branzino
-polpetta gamberi e cernia
-polentina con sugo ai bianchetti
-polpo e fagioli
-fagottino di radicchio ricotta e gamberi
-baccalà marinato
-cicale
- trancetto di non mi ricordo che pesce fosse...
tutti molto buoni e cucinati con maestria.
Per affogare gli antipasti, abbiamo utilizzato una prima boccia di spumante.
I primi piatti disponibili erano quattro:
-linguine con gamberoni alla catalana
-ravioli di magro con spinaci e branzino
-spaghetti freschi con le arselle
-tagliatelle con scorfano
Noi abbiamo scelto un tris di assaggi degli ultimi tre, che è significato in pratica tre piatti di primi e che hanno richiesto una seconda bottiglia di Ribolla Gialla. Ottimi tutti e tre, anzi quattro compresa la Ribolla.
Per secondo la scelta era tra:
-fritto di paranza
-fritto senza lische (totani e gamberi)
-gamberoni alla piastra.
In due abbiamo optato per il fritto senza lische (meraviglioso), mentre altri due hanno scelto i gamberoni (ottimi, ma erano solo tre a testa!).
Per i secondi, abbiamo utilizzato una bottiglia di Grecanico (un appunto, pessima scelta perchè benchè buono era più leggero del precedente) dimostrando che non c'è due senza tre.
Il tempo di finire ed assumere tutti e quattro una espressione a metà tra l' ebete ed il beato ed arrivano i dolcetti fatti in casa (buonissimi) ed il caffè (decente).
Preda ormai di visioni mistiche che richiamavano santi stiliti in digiuno sulla colonna, il patron ci invita al digestivo. Scegliamo un whisky e così ci porta davanti ad uno scaffale contenente decine di bottiglie (per la mia modesta cultura) tra le più pregiate. Chiedo un whisky torbato che non sia il Laphroigh e ci mette sul tavolo una bottiglia piena di una speciale selezione prodotta sull' isola di Islay. Ovviamente testiamo con generosità l' ottimo distillato.
Ebbene è il momento di andare, anche perchè a mezzanotte, come recita un cartello, è l'ora di andare a nanna.
Il conto, tutto compreso, è di 35 eur a testa.
Il conto, tutto compreso, è di 35 eur a testa.
Un posto raro, che merita le acrobazie necessarie per prenotare. Ottime materie prime, cucina ottima (niente invenzioni, ma solida cucina viareggina), ambiente confortevole e raccolto, cantina "intelligente" senza etichette sgargianti ma con buoni vini dal prezzo corretto ed infine conto onesto ai confini dell' ingenuo.
Magari riuscire a tornarci spesso...!
mercoledì 6 gennaio 2010
Ristorante a Lucca: Cantine Bernardini
Visto che ogni tanto per via delle mie ben note frequentazioni lucchesi, amici e semplici conoscenti mi chiedono informazioni su locali, hotel e ristoranti di Lucca e Versilia, oltre a suggerirvi questo sito ( Toscanagrandtour ) per qualsiasi indicazione di carattere generale o suggerimenti, ho pensato bene di postare qualche recensione su alcuni indirizzi che mi sentirei di consigliare.
Il primo che riporto è l' enoteca-osteria Cantine Bernardini, in via del Suffragio 7, proprio nel cuore di Lucca.
Il locale è ricavato dalle antiche cantine del palazzo Bernardini, uno dei palazzi patrizi più prestigiosi di Lucca ed è pertanto ubicato in un ambiente sotterraneo, con i soffitti a volte. Come detto si tratta di una enoteca-osteria, quindi non vi aspettate coperti habillè e posateria d'argento. E' arredato con elegante sobrietà e sui tavoli, troverete tovaglietta in cartoncino e bicchieri di cristallo, per intenderci.
Il menu propone una scelta di piatti abbastanza varia e dagli accostamenti particolarmente ben riusciti.
Per dare un idea, noi abbiamo preso come antipasti:
- flan di cipolla e crema di porcini (flan buonissimo e crema ancora migliore: accostamento squisito)
- trota salmonata su crostini di polenta (anche qui, accostamento squisito)
Come primi invece:
- maltagliati alla polenta con cavolo nero e salsiccia (sostanziosi ma davvero buoni)
- tagliatelle ai porcini con ragù di carni bianche (molto delicato)
Come secondo avrei optato per un cosciotto di coniglio ripieno al trito di pistacchio ma, uno sguardo di riprovazione mi ha indotto a rinunciare. E così, siamo passati ai dolci, a mio avviso la parte meno meritevole del pasto, con:
- ricotta al limone con crostini di mandorla all' arancio (buona ma non indimenticabile)
- tortino di castagne su crema inglese (idem come sopra)
Poichè ci siamo stati a pranzo, ci siamo limitati a due calici di rosso di Montecarlo, invero, ahimè, pessimo.
Ci siamo alzati sazi e rilassati ed abbiamo pagato 50 eur (probabilmente il conto era appena più alto, ma il proprietario è un nostro conoscente, per cui ha arrotondato in nostro favore).
Detto di Massimo, il proprietario, davvero gentile e dell' ambiente che mette a proprio agio, vale la pena assaggiare le prelibatezze offerte da questo locale. I piatti come dicevo, sono realizzati con con competenza ed ottimi ingredienti e gli accostamenti pensati con intelligenza. Proprio buoni.
I dolci non mi hano fatto impazzire e tutto sommato sono un gradino sotto il resto delle proposte.
Menzione a parte il vino. E' vero che abbiamo scelto tra le due proposte al calice, economiche ed entrambe della zona e che nella zona il prodotto buono è l' olio, però da un enoteca mi aspettavo un vino al calice migliore, fosse solo per rispetto alla bontà dei piatti.
Sicuramente, se fosse stata ora di cena ed avessi scelto una bottiglia della bella cantina, non avrei neanche questo appunto, ma tant'è.
Infine gli orari di l'apertura. Telefonate sempre per informarvi, perchè a volte apre a pranzo, altre a cena, altre ancora tutto il giorno, ma io non ho trovato un nesso che mi permetta di darvi delle indicazioni e perciò, meglio prenotare!
Per finire, alcuni dettagli da migliorare, ma sicuramente un indirizzo da consigliare.
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